Serie tv

5 serie tv da evitare

Piccola precisazione: questa è una mia personale “invettiva” contro delle serie tv che personalmente ritengo immeritevoli di essere guardate, quindi prendetela per ciò che è: un’opinione. Se siete dei fan delle serie che sto per citare, se vi sono piaciute o quant’altro, non prendetevela. Non è un “attacco” nei vostri confronti, è una mia semplice valutazione soggettiva, dunque ciò non toglie che ciascuno possa scegliersi, guardare e farsi piacere quello che gli pare. Quindi relax and take it easy.

Iniziamo.

  1. 2 Broke Girls  

2-broke-girls-cover-1200x630Giunta (inspiegabilmente) alla quinta stagione, la sit com – per chi non lo sapesse – narra le vicende di Max, una cameriera perennemente incazzata con lo stesso aplomb de Er Monnezza (con tutto il rispetto per quest’ultimo), e Caroline, un’ex milionaria/aristocratica caduta in rovina, in pratica una brutta copia di una brutta copia di una Paris Hilton de noialtri. Queste due sciagurate si ritroveranno a lavorare insieme in una fetente tavola calda e perseguono l’ambizione di aprire un negozio di cup cake. Fine trama.
Se agli albori poteva risultare una serie anche vagamente simpatica, con l’incessante andare avanti  non fa altro che strascicarsi dietro una “comicità” risicata, che definire trash sarebbe un complimento. In realtà, per tutte le stagioni, la serie non fa altro che girare attorno alle medesime gag: stereotipi razziali, battute forzate su sesso, droga, aspetto fisico dei personaggi e chi più ne ha più ne metta. Per il resto la serie procede semplicemente per inerzia, un’imperterrita ricerca di soldi da parte delle protagoniste flagellate da continue sciagure, e questo è. Mai un punto di svolta o uno sprazzo di inventiva. E non ho menzionato i gravi problemi di scrittura generatori di errori grossolani, eh.
Insomma, una vera palla.

  1. Shadowhunters: The Mortal Instruments

Shadowhunters-TV-series-artwork-key-art-logoGià sento avvicinarsi la cavalleria del fandom pronto a linciarmi sulla pubblica piazza, perché è questo che accade quando tocchi il “giochino” preferito di migliaia di persone. Premessa: non ho mai letto i libri, non è un giudizio su questi, ciò che sto per dire si basa unicamente sulla trasposizione televisiva.
Non mi dilungherò sulla trama, poiché sono consapevole del grande successo ottenuto dalla saga, quindi veloce riassuntino: gli shadowhunters sono dei tizi metà angeli metà umani che hanno il compito di difendere le povere e indifese persone normali dai demoni che infestano il mondo.
Ora, l’idea alla base c’è. A chi piace il genere urban fantasy, magari potrebbe anche appassionarsi, se non fosse per le evidentissime carenze della serie.
Una sceneggiatura vomitevole e melensa, intrisa di minchiate adolescenziali. Dialoghi che farebbero rabbrividire anche l’ultimo dei personaggi di Federico Moccia. La recitazione, di conseguenza, non può che essere abominevole. E, infine, ma non di lieve importanza, le scene d’azione. Semplicemente ridicole: spade di carnevale che volano, scazzottate dove non si capisce chi colpisce chi, controfigure scelte tra gli ubriachi dei peggiori bar di Caracas. Tutto ciò condito da una colonna sonora demenziale, in pratica un continuo sottofondo da discoteca.
Il cast sembra essere stato scelto solamente per l’aspetto estetico, una selezione di gnocche e fighi dalle dubbie qualità recitative e che tali rimangono anche dopo aver subito un rutto demoniaco in pieno volto. Già il precedente film fu un flop, che nemmeno la sublime Lena Headey fu in grado di salvare, se poi scegliete gli attori ad cazzum, che pretendete.
In conclusione, Shadowhunters: The Mortal Instruments, dove l’unica cosa di mortale è la noia.

  1. The Shannara Chronicles

Shannara-Chronicles-CalendarDoverosa premessa anche qui: nessuna conoscenza dei libri da cui è tratta, quindi, ancora una volta, un giudizio attinente unicamente la trasposizione.
Per chi non lo sapesse, la serie è di genere fantasy, ambientata in un futuro remoto in cui le persone si sono trasformate in brutti cosplayer. Un’accozzaglia di druidi, folletti, gnomi, elfi, troll e principesse, tutti con dei costumi che sembrano essere presi da una svendita del peggior mercatino di paese.
Naturalmente anche qui il cast è scelto prettamente per l’aspetto estetico. Tutti fighi, tutti con la messa in piega perfetta e il trucco da fashion blogger intatto.
Questo perché la saga, parliamoci chiaro, è un frullato uscito male di idee già viste e riviste, di cui grandi della letteratura di questo genere, come Tolkien o Lewis, hanno già trattato nelle loro opere. La caratterizzazione dei personaggi è una riproduzione delle solite menate stereotipate da teenager, con la differenza che qualcuno qui ha le orecchie a punta o di tanto in tanto si lanciano degli incantesimi tanto per gradire (per di più ricreati con effetti speciali che non hanno niente di speciale).
Ma andiamo nello specifico.
Il protagonista oscilla tra l’essere un pirla e il non capire una beneamata mazza di ciò che gli sta accadendo e su cui poggia il destino dell’umanità (e ti pareva). I personaggi femminili sono ancora peggio: si va dalla principessa dallo sguardo stralunato e dal quoziente intellettivo da far vergognare una velina, fino ad arrivare alla ribelle di turno con lo sguardo da troione da combattimento, una tipa che si potrebbe abbordare solo nelle peggiori discoteche e che, la mattina dopo, ti ha lasciato o senza soldi o con una bella malattia venerea.
Nel cast c’è anche Manu Bennet, che naturalmente fa la parte dello schizzato di turno (l’unico ruolo che riesce ad interpretare, a quanto pare), nelle vesti di Allanon (sempre con ‘sti nomi che sembrano medicinali, tra l’altro), un druido di oltre 300 anni (portati bene però) con l’acconciatura tipica dei baby camorristi.
Cara Mtv o Tv8 o come diavolo ti chiami ora, capisco che il target di riferimento sia indubbiamente adolescenziale, ma non tutti gli under 20 sono dei dementi cronici, basta con queste sceneggiature prese dai baci perugina. Forse era meglio continuare a trasmettere solamente canzoni di dubbio gusto.

  1. Quantico

quantico-1Prendete delle strafighe e dei palestrati di turno, dategli delle pistole e inseriamo dei plot twist a caso. Tutto questo è Quantico.
La serie è ambientata, come è facile intuire dal titolo, a Quantico per l’appunto, dove si addestrano le reclute dell’FBI, e non è altro che un continuo oscillare di flashback fastidiosissimi tra eventi passati e una crisi attuale.
Ma ricominciamo dal principio: il cast. Tutti i personaggi, e dico tutti, hanno dei problemi personali o si portano dietro una qualche tragedia strappalacrime, ma chissà come riescono comunque a non sembrare idioti (apparentemente) e a possedere delle abilità da super soldati che Capitan America levate proprio.
Per il resto gli attori hanno una recitazione abbastanza insulsa, frutto anche della pochezza della sceneggiatura. Più che un crime sembra un Grey’s Anatomy in chiave poliziesca, visto che il flirt è dietro l’angolo, altro che il pericolo. Non a caso la prima scena del pilot si apre con una bella sveltina portata a termine in macchina, ma d’altronde cosa ci potevamo aspettare dall’autore di Gossip girl, tale Joshua Safran. Che ne capirà ‘sto tizio di thriller polizieschi, mistero della fede.
Ultima nota, come già accennato, gli attori sono scesi direttamente dall’Olimpo della figaggine. In particolar modo la protagonista, interpretata dalla bella Priyanka Chopra, che in effetti farebbe strabuzzare gli occhi anche un non vedente. Il problema di quest’ultima, ma in generale di tutto il cast, è il presentarsi sempre alla perfezione. A niente valgono i 50 km di corsa, gli attentati, le sparatorie o la peggiore delle esplosioni. Loro restano sempre intatti, lindi e pinti, col trucco perfetto e con una messa in piega che nella realtà non esiste, se non nelle pubblicità degli shampoo.
Per non parlare della continua aria di sospetto che aleggia senza tregua, nella quale tutti sembrano colpevoli di qualcosa, e dei continui “colpi di scena” buttati come se non ci fosse un domani.
Se un crimine c’è stato, è l’aver prodotto questa serie.

 

  1. Blindspot

2016-0718-Blindspot-AboutImage-1920x1080-KO1Avete presente la tipica frase che i professori usano per non dire ai genitori che il figlio va di merda a scuola? Il “potrebbe fare di più, ma non si impegna”? Ecco, questa frase rappresenta benissimo questa serie.
Breve sintesi: la storia inizia a Times Square, dove una ragazza nuda sbuca fuori da un borsone di tela. Questa non ricorda una ceppa di niente, viene affidata ad un agente dell’FBI totalmente inabile a sorridere e con un passato burrascoso alle spalle (ma guarda un po’).
Gli elementi di base per far uscire qualcosa di dignitoso ci sono, ma è tutto rovinato da personaggi insulsi, senza spina dorsale, con una recitazione da cani e un continuo riproporsi di cliché visti e rivisti. Poi si aggiunge il fatto che la rete di produzione è la NBC, una rete piuttosto generalista, la quale non può permettersi di fare uscire manco un quarto di chiappa. Voi direte, vabbe’ mica devono esserci per forza delle scene di nudo per rendere bella una serie, giustissimo. Se non fosse per un piccolo particolare: la protagonista è interamente tatuata, non ha un lembo di pelle libero (cosa che strizza leggermente l’occhio a Prison break, tra l’altro), e questi tatuaggi sono gli incipit da cui promanano i vari plot delle puntate.
Il corpo nudo della povera protagonista è dunque il vero attore principale della serie, su questo infatti sono incise informazioni essenziali per sventare potenziali minacce. Una sorta di mappa del tesoro, che però viene mostrata solamente a stralci. Tutto ciò porta la povera Jaimie Alexander a produrre delle contorsioni che manco al circo Orfei ho visto eseguire, pur di non mostrare niente di vagamente hot. Il risultato è una sorta di pudicizia forzata degna dei peggiori sceneggiati RAI.

Queste sono le serie che vi consiglio caldamente di non intraprendere, se poi siete dei fan di alcune di queste non odiatemi, peace&love.

4 thoughts on “5 serie tv da evitare”

  1. Per quanto riguarda shadowhunters: the mortal instruments direi che i protagonisti dei libri/film di Moccia sono sicuramente psicologicamente più approprofonditi rispetto a quella pseudo serie tv. Mi è capitato di guardare un paio di episodi su Netflix e il mio cervello ha detto addio ad un neurone.

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