Cronachette, Libri

Leggere Voltaire. Contro il fanatismo: l’arte della tolleranza

Ho scritto questo articolo giorni dopo i recenti fatti d’attualità di cui purtroppo siamo stati testimoni. Questo perché non volevo accodarmi al becero populismo mediatico, che immancabilmente affiora in tali circostanze, e affrontare l’argomento con la più lucida razionalità di cui sono capace, seppur il mio temperamento mi avrebbe suggerito di azzannare il collo dei soliti idioti di turno. Non l’ho fatto, mi sono imposto di fermarmi.
E di riflettere. Questo è ciò che ne è uscito.

Oggi come non mai, probabilmente, rispolverare un autore di quasi duecento anni fa può renderci persone migliori: François-Marie Arouet, meglio conosciuto con il suo pseudonimo, Voltaire.
Don’t worry, non sono qui certo per fare una lezione di storia, do per assodato che conosciate tutti (anche solo per sentito dire) una delle figure storiche più importanti del periodo illuminista e, in generale, uno dei più gradi pensatori dell’umanità.
Perché leggere Voltaire nell’Anno Domini 2017? Perché le idee, i valori fondamentali, i principi che regolano il buon vivere civile, non hanno tempo.
La vastissima produzione letteraria di Voltaire è caratterizzata da una elegante ironia, uno stile chiaro, ma con toni vivaci, dissacranti le ingiustizie e le superstizioni. Queste, infatti, sono indubbiamente problematiche atemporali, e ciò rende forse indispensabile rileggere un autore che ha molto più da insegnarci, a dispetto dell’homo technologicus che, dietro lo scudo del suo schermo, si permette di vomitare ogni oscenità che gli frulla nella scatola cranica.

Immagine
(Questa vignetta è di Daniel Cuello, un fumettista figo)

A mio modesto parere, il problema odierno maggiore è la lacuna di pensiero. Nell’epoca dei social media, che hanno dato la possibilità a chiunque di salire alla ribalta e conquistarsi i proverbiali quindici minuti di notorietà, sembra quasi che questa libertà (quella d’espressione) sia degenerata nella mera offesa gratuita, riducendo lo spazio digitale in un ricettacolo di razzismo e discriminazione. Quando la gente capirà che la libertà di opinione e la libertà di dire puttanate non sono la stessa cosa, sarà sempre troppo tardi.
Ovviamente non tutti quelli che bazzicano i social sono degli idioti patentati (per fortuna), ma il problema è che un pensiero forse più ragionato, riflettuto con calma e serena introspezione sembra quasi essere scomparso, affossato dalla miriade di commenti, like, tweet e chi più ne ha più ne metta. Senza parlare che i più devastanti sono coloro che detengono posizioni di potere e utilizzano tali strumenti per soli fini propagandistici, riducendosi a meri sciacalli del web, inasprendo e fomentando odio e razzismo, sfruttando il dolore altrui per i propri fini egoistici. Perché le elezioni non finiscono mai, altro che gli esami.
Dove dovrebbe regnare un silenzio solidale, tutti si sentono in dovere di vomitare la porcheria di turno. Naturalmente con “tutti” mi riferisco solamente a questi soggetti demenziali, dediti a tale pratica. Certo è incredibile come un idiota possa macchiare un’intera categoria.

E allora ecco perché, più che dare agio a queste bieche figure, vi propongo di soffermarci per un attimo sulla figura di Voltaire. Perché al vuoto si risponde con la cultura.
Ciò sui cui voglio soffermarmi in particolare, è uno dei suoi testi più famosi e rappresentativi: Il trattato sulla tolleranza. L’opera è una pietra miliare sui cui si basano e si fondano molteplici libertà di cui godiamo e che permettono di aggettivare una società come civile.
Dalle parole di Voltaire emerge una visione dell’uomo chiara e nitida, un’elaborazione della libertà umana strettamente collegata al principio di tolleranza. Ma attenzione, qui tolleranza non è sinonimo di sopportazione. Quest’ultima infatti ha un’accezione negativa, una chiusura apatica nei confronti dell’altro. La tolleranza è, invece, apertura, confronto e rispetto verso il prossimo, accettazione del “diverso”, integrandoci gli uni con gli altri, arricchendoci.
Voltaire, essendo un illuminista, credeva profondamente nella ragione umana e nel progresso, sua era la convinzione che tutti i mali del mondo derivassero dalla mancanza di chiarezza mentale, dall’intolleranza e dal fanatismo. Ed è per questo che si atteggia (non in senso negativo) a strenuo difensore del libero pensiero contro ogni forma di costrizione, combatte le preclusioni mentali ed esalta la tolleranza quale necessario modus vivendi di una società che vuole definirsi civile.

“La tolleranza è una conseguenza necessaria della nostra condizione umana. Siamo tutti figli della fragilità: fallibili e inclini all’errore. Non resta dunque che perdonarci vicendevolmente le nostre follie. È questa la prima legge naturale: il principio a fondamento di tutti i diritti umani. Il diritto all’intolleranza è assurdo e barbaro, è il diritto delle tigri, anzi ben più orrido, perché le tigri si fanno a pezzi per mangiare, noi ci sterminiamo per dei paragrafi.”

Basterebbero queste poche righe di pensiero per farci riflettere coscienziosamente sulle odierne barbarie che ci attanagliano, senza farci prendere da inutili istinti di vendetta o d’odio gratuito. Con ciò non voglio dire che il meccanismo reazionario debba essere una semplice condizione passiva alle infamie del terrorismo, intendiamoci. Ciò che intendo sottolineare è l’inutilità del rivoltarci contro una categoria di persone, attualmente le persone di fede islamica, additandole come la causa dei mali provocatoci da degli esseri abietti, di cui sono innanzitutto le prime vittime, e soprattutto che utilizzano la fede come “scusante” per le proprie atrocità, le cui azioni – tra l’altro – sono totalmente incompatibili con quei dettami sacri.
Raggruppare le persone in base alla loro etnia e nazionalità, attribuendole i medesimi orrori, è un atteggiamento semplicemente idiota. Ma voi come vi sentireste se foste additati come fascisti per il semplice fatto di essere italiani?
Generalizzare è un comportamento sbagliato, superficiale, frutto di povertà intellettuale, perché svia dalle reali problematiche e devia verso comportamenti nocivi, facendoci sbranare insulsamente gli uni con gli altri

E allora ecco che le parole di Voltaire, distanti due secoli, riescono a riecheggiare ed essere più vive che mai. Quella che oggi ci si dipana di fronte, è l’ennesima sfida umanitaria: riuscire a realizzare quella forma di integrazione sociale, civile e anche spirituale, abbandonando ogni genere di pregiudizi e vili comportamenti intolleranti, anacronistici e deleteri.

Leggiamo Voltaire, combattiamo in primis con le armi della cultura. Superiamo i confini, specie nella nostra mente. Siamo tutti esseri umani, ricordiamocelo.

 

 

 

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