Serie tv

Bilancio finale: Game of Thrones 7

SPOILER ALERT: Per chi non l’avesse ancora vista, avverto che nel’articolo ci sono chiari e espliciti riferimenti a quanto accaduto, quindi nel caso vi esorto prima a vederla.

Premessa iniziale: io sono un grande fan della serie tv sin dagli albori e penso sia una delle migliori produzioni televisive mai create. Detto ciò, la mia critica va circoscritta solo a quest’ultima stagione, non ha niente a che fare con le precedenti (le quali sono davvero valide, a mio avviso) e nemmeno con i libri, ormai è assodato già da parecchie stagioni che seguono linee narrative diverse. Quindi spendiamo solo due parole sulla serie, la quale, nonostante i molteplici difetti di quest’anno che mi accingo ad elencare, mi ha comunque piacevolmente intrattenuto.

A discapito della sua apertura abbastanza figa, con Arya calata nelle mutande zozze di Gazza, pardon, del vecchio Walder, intenta a sterminare l’intera casata dei Frey, questa settima stagione è, ahimè, tutta in discesa.
Vi è decisamente un punto di rottura con le precedenti, più dedita all’azione e meno all’introspezione, il che va anche bene, per carità, in fondo siamo alle battute finali; ma non svilendo sempre più la caratterizzazione dei personaggi, appiattiti e semplificati, puntando ad un forzoso rush finale.

Tutto ciò si ripercuote inevitabilmente in dubbie scelte di gestione sia dello spazio-tempo, sia della rappresentazione dei personaggi. Potrei anche sorvolare sui corvi più veloci dei corrieri di Amazon Prime, sono il male minore; lo stesso Martin nelle note dei libri precisa che alcuni capitoli si svolgono nell’arco di un giorno, altri di poche ore, altri ancora narrano vicende che si sviluppano in una settimana o addirittura mesi. Naturalmente con una simile struttura, la narrazione deve essere flessibile a queste esigenze cronologiche, e televisivamente deve comunque “illudere” lo spettatore convincendolo. Quindi su questo punto sorvoliamo stile Drogon, perché i problemi sono ben altri.
(Anche se ancora non si spiega il fatto che Daenerys impieghi solo una notte per arrivare oltre la Barriera, ma vabbe’).

La caratterizzazione dei personaggi era il punto di forza di GOT, e ciò che ha fatto appassionare di più sono stati proprio gli intrighi, le meschinità, le debolezze, le virtù che ogni personaggio presentava in sfaccettature diverse, evolvendosi e modellando la trama senza possibilità di far ipotesi. Quest’anno tutto era noiosamente prevedibile, ammettiamolo.
(Un esempio su tutti: l’utilità di Varys quest’anno qual è stata?)

Se la rappresentazione era perfettamente riuscita negli anni passati, gran parte del merito va attribuito innanzitutto alla presenza e alla collaborazione di Martin sia nelle vesti di sceneggiatore (non a caso gli episodi 1×08, 2×09, 3×07 e 4×02 curati da lui sono tra i migliori qualitativamente) sia di consulente, e diciamolo, soprattutto dalla presenza dei libri sul mercato, dai quali gli sceneggiatori potevano attingere liberamente. Infatti, il buon vecchio Martin è abilissimo a delineare i suoi personaggi, ricchi di sfumature, di spessore, mai statici; una complessità, questa, che riusciva a tenere le vere redini dello show, incollando il telespettatore davanti allo schermo, con l’infartino pronto dietro l’angolo.

Tutto ciò purtroppo è venuto a mancare, e i motivi sono molteplici. Innanzitutto l’assenza del sesto capitolo della saga (The Winds of Winter), ancora in fase di stesura, per cui Weiss e Benioff hanno dovuto introdurre nella loro sceneggiatura ancor più elementi originali, rispetto a quelli tratti dalla saga libresca. Infatti, lo stesso Martin si era scusato con il pubblico per non essere riuscito a completare il libro prima della sua trasposizione.

Il voler forzatamente portare a termine la serie quindi ha inevitabilmente sacrificato l’aspetto più intrigante a favore della spettacolarizzazione, e ormai arrivati a questo punto della serie ci sta anche. Non può chiaramente durare per sempre, bisogna arrivare al finale in qualche modo. Il tempo degli intrighi e dei giochi di potere è finito, quindi è giusto che si sia pervenuti a tal punto. Inoltre, dobbiamo ammettere che ormai GOT è soprattutto un fenomeno televisivo e la scrittura non può che adattarsi di conseguenza. Non è questo che “rimprovero”.
Ciò che non va bene è il voler dare il “contentino” allo spettatore medio, preservando personaggi anche dopo aver subito le pene del’Inferno (scommetto quello che volete che Tormund è ancora vivo) o scadendo nel famigerato fanservice (Jon e Dany che si innamorano dopo essersi scambiati un paio di battute fatte di “Bend the knee” e “No”, dài). Ma la cosa peggiore è stata per l’appunto lo svilimento di alcuni personaggi: Tyrion, che (a mio parere) ha dominato la scena per carisma e intelligenza, caccia un piano cretino dopo l’altro; Arya si è trasformata definitivamente nel Terminator atarassico dei Sette Regni, tanto che anche la sua metalupa la manda a cagare a una certa; Theon che si salva la pellaccia per l’ennesima volta grazie alla sua mancanza di virilità, è probabilmente il punto più basso (e trash) della stagione; quel povero cristo di Benjen Stark utilizzato come deus ex machina, perché probabilmente non sapevano come inserirlo, e facendolo morire in una scena stile Titanic poi (ci stavano entrambi su quel cavallo!); Cersei che, dopo mille strategie machiavelliche, lascia andare Jaime sapendo benissimo che rivelerà i suoi piani; infine con la dipartita di Baelish muore il vero spirito di GOT, tra l’altro in un modo balordo, ossia utilizzando lo stravecchio stereotipo classico dei gialli: “non è lei il colpevole, è luuui!“; che agonia.

EPPURE
Nonostante abbia perso la sua carica di tensione, Game of Thrones resta una delle migliori serie tv mai realizzate, continuando a divertire ed appassionare. Dunque non ci resta che attendere questi due lunghi anni di gestazione, per poi goderci fino in fondo il gran finale.
E sperando, per i più accaniti come me, di veder finalmente l’uscita degli ultimi libri.

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