Libri, Serie tv

Bilancio del mese – Aprile: Libri & Serie TV

Un mese abbastanza scarno dal punto di vista delle serie tv, ma prolifico qualitativamente dal punto di vista delle letture.
Fortunatamente stanno per ricominciare Westworld e The Handmaid’s Tale.

Serie TV

  • Troy: Fall of a city

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Detta anche “come far rivoltare Omero dalla tomba”. Se persino una storia come la guerra di Troia – una storia epica, bellissima e carica di drammaturgia – risulta sciatta, allora c’è un problema. Anzi, più di uno. Tralasciando il fatto che sembra sia stata girata con la mano sinistra di una scimmia, tralasciando il fatto che per Achille sia stato scelto un attore nero (anche se Achille era greco, e quindi what?), cosa resta? Niente. Dialoghi ai limiti del banale, scene importanti ridotte alla recita scolastica di fine anno, scene inutili trattate come dei colossal. Tutto in questa serie puzza di occasione persa. Non ci perdete tempo anche voi nel guardarla.

Libri

  • Il deserto dei Tartari di Dino Buzzati

“[…] forse tutto è così, crediamo che attorno ci siano creature simili a noi e invece non c’è che gelo, pietre che parlano una lingua straniera, stiamo per salutare l’amico ma il braccio ricade inerte, il sorriso si spegne, perché ci accorgiamo di essere completamente soli.”

Il fulcro del romanzo attorno al quale si sviluppa la vicenda è la fuga del tempo. Il lento scorrere della vita in attesa di un singolo istante, un evento capace di dar un senso alla propria esistenza.
La Fortezza Bastiani sorge, infatti, ai limiti di un deserto, dove il tenente Giovanni Drogo prende servizio, in attesa dell’imminente invasione dei Tartari.
Il mondo militare “fantastico” creato dal genio di Buzzati è ricco di allegorie, in cui si ritrovano le inquietudini e le solitudini umane.
Lo stesso autore in un’intervista dichiarò che l’idea del libro venne proprio dal continuo “tran tran quotidiano senza termine”.
Un sentimento comune espresso in un romanzo di una bellezza unica che fa di Dino Buzzati il massimo esponente (insieme a Moravia) del filone esistenzialista nella letteratura italiana.

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"[…] forse tutto è così, crediamo che attorno ci siano creature simili a noi e invece non c'è che gelo, pietre che parlano una lingua straniera, stiamo per salutare l'amico ma il braccio ricade inerte, il sorriso si spegne, perché ci accorgiamo di essere completamente soli." • Il fulcro del romanzo attorno al quale si sviluppa la vicenda è la fuga del tempo. Il lento scorrere della vita in attesa di un singolo istante, un evento capace di dar un senso alla propria esistenza. La Fortezza Bastiani sorge, infatti, ai limiti di un deserto, dove il tenente Giovanni Drogo prende servizio, in attesa dell'imminente invasione dei Tartari. Il mondo militare "fantastico" creato dal genio di Buzzati è ricco di allegorie, in cui si ritrovano le inquietudini e le solitudini umane. Lo stesso autore in un'intervista dichiarò che l'idea del libro venne proprio dal continuo "tran tran quotidiano senza termine". Un sentimento comune espresso in un romanzo di una bellezza unica che fa di Dino Buzzati il massimo esponente (insieme a Moravia) del filone esistenzialista nella letteratura italiana.

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  • Superficie di Diego De Silva

Prendete un luogo comune, ribaltatelo, pizzico di filosofia, rifletteteci un po’, ed ecco che il luogo comune smette di esserlo e ti accorgi che è tutt’altro. È un’idea comune.
In fondo, cos’è il luogo comune se non la banalizzazione dell’ovvio? La peculiarità sta nella genesi, a come ci si arriva ad una determinata massima, il percorso da cui è scaturito. Il luogo comune è tale perché portato ai limiti dell’esasperazione, c’è una saturazione linguistica provocata dal suo uso, ma la sua origine è tutt’altro che banale, è stata frutto di un pensiero critico, forse della scintilla di un genio. È la vecchia storia dell’uovo di Colombo, in sostanza.
La riflessione che in questo libro ci viene strappata col sorriso (ma anche con la risata più sfrenata) è dunque di tipo comunicativo: quali sono le possibilità creative, nell’epoca odierna, dove a tutti è concesso dire tutto; dove i social saturano l’aria di parole, immagini e suoni; dove chiunque pensa di essere un genio, ma è semplicemente dotato di connessione internet veloce?
Questo libro che tenta, per l’appunto, di scardinare la superficie delle cose, fatto di frasi fulminee, spiazzanti ed estremamente comiche, è fatale proprio per questo: rivela ciò che pensiamo tutti, anche se non sapevi di saperlo.
E poi mi chiedono perché De Silva è uno dei miei autori preferiti.

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"Capire le donne è maschilista. La prima volta che non ti ho baciata è stato bellissimo. Il problema non è l'umidità, sono le ascelle. Che ne so se ti amo, mi sono appena svegliato. Ricorda: per quanto il mondo vada male, va sempre meglio di come andrebbe se fossi tu a guidarlo. Sono d'accordo con Baudelaire. Non è che dobbiamo sentirci vivi per forza. C'è una domanda più deficiente di «Come vorresti morire?». Abbiamo cambiato il mondo, ma è venuto peggio." • Prendete un luogo comune, ribaltatelo, pizzico di filosofia, rifletteteci un po', ed ecco che il luogo comune smette di esserlo e ti accorgi che è tutt'altro. È un'idea comune. In fondo, cos'è il luogo comune se non la banalizzazione dell'ovvio? La peculiarità sta nella genesi, a come ci si arriva ad una determinata massima, il percorso da cui è scaturito. Il luogo comune è tale perché portato ai limiti dell'esasperazione, c'è una saturazione linguistica provocata dal suo uso, ma la sua origine è tutt'altro che banale, è stata frutto di un pensiero critico, forse della scintilla di un genio. È la vecchia storia dell'uovo di Colombo, in sostanza. La riflessione che in questo libro ci viene strappata col sorriso (ma anche con la risata più sfrenata) è dunque di tipo comunicativo: quali sono le possibilità creative, nell'epoca odierna, dove a tutti è concesso dire tutto; dove i social saturano l'aria di parole, immagini e suoni; dove chiunque pensa di essere un genio, ma è semplicemente dotato di connessione internet veloce? Questo libro che tenta, per l'appunto, di scardinare la superficie delle cose, fatto di frasi fulminee, spiazzanti ed estremamente comiche, è fatale proprio per questo: rivela ciò che pensiamo tutti, anche se non sapevi di saperlo. E poi mi chiedono perché De Silva è uno dei miei autori preferiti.

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  • Il club degli uomini di Leonard Micheals

“Le donne volevano parlare di rabbia, di identità, di politica, eccetera. Vedevo le loro leader in televisione. Facce forti, capaci di esprimersi. Perciò quando Cavanaugh mi telefonò per invitarmi ad entrare in un club di uomini, mi misi a ridere. […] Club maschili. Gruppi femministi. Definizioni che fanno pensare a malattie incurabili. Paragonato ad un gruppo femminista, un club maschile era un gioco.”

Una notte, sette uomini che si riuniscono in un club, lontani dalle loro donne e amanti, raccontandosi le proprie vicissitudini e inettitudini sentimentali.
Eppure le donne sono vive e presenti, nelle parole di ciascun uomo, nel ricordare ciò che è stato e ciò che è. Ognuno libero di confessare il proprio fallimento.
“Un esilarante trattato sulle banalità del maschile a costante rischio di misoginia, che nel ridicolo trova la sua tenerezza” (D. De Silva).

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"Le donne volevano parlare di rabbia, di identità, di politica, eccetera. Vedevo le loro leader in televisione. Facce forti, capaci di esprimersi. Perciò quando Cavanaugh mi telefonò per invitarmi ad entrare in un club di uomini, mi misi a ridere. […] Club maschili. Gruppi femministi. Definizioni che fanno pensare a malattie incurabili. Paragonato ad un gruppo femminista, un club maschile era un gioco." • Una notte, sette uomini che si riuniscono in un club, lontani dalle loro donne e amanti, raccontandosi le proprie vicissitudini e inettitudini sentimentali. Eppure le donne sono vive e presenti, nelle parole di ciascun uomo, nel ricordare ciò che è stato e ciò che è. Ognuno libero di confessare il proprio fallimento. "Un esilarante trattato sulle banalità del maschile a costante rischio di misoginia, che nel ridicolo trova la sua tenerezza" (D. De Silva).

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  • Uomini e topi di John Steinbeck

“Supponete di essere costretto a stare seduto qui leggendo libri. I libri non servono a niente. A un uomo occorre qualcuno… che gli stia accanto. Un uomo ammattisce se non ha qualcuno. Non importa chi è con lui, purché ci sia. Vi so dire che si sta così soli che ci si ammala.”

Considerato uno dei capolavori di Steinbeck, il piccolo romanzo narra la vicenda di due braccianti, durante l’emigrazione contadina nell’America post Depressione, che trovano lavoro in un ranch californiano: il “gigante” Lennie, buono ma irresponsabile, e il suo compagno George, che gli fa da guida nel mondo.
La storia di Lennie e George non è solo la storia di due semplici operai, è una storia di sfruttamento, di ingiustizie sociali, di alienazione e solitudine, di sofferenza. Gli stessi temi che verranno ampliati in “Furore”, ma che in questo piccolo gioiello riescono a concentrarsi alla perfezione.
Avvertimento: il finale spezza.

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"Supponete di essere costretto a stare seduto qui leggendo libri. I libri non servono a niente. A un uomo occorre qualcuno… che gli stia accanto. Un uomo ammattisce se non ha qualcuno. Non importa chi è con lui, purché ci sia. Vi so dire che si sta così soli che ci si ammala." • Considerato uno dei capolavori di Steinbeck, il piccolo romanzo narra la vicenda di due braccianti, durante l'emigrazione contadina nell'America post Depressione, che trovano lavoro in un ranch californiano: il "gigante" Lennie, buono ma irresponsabile, e il suo compagno George, che gli fa da guida nel mondo. La storia di Lennie e George non è solo la storia di due semplici operai, è una storia di sfruttamento, di ingiustizie sociali, di alienazione e solitudine, di sofferenza. Gli stessi temi che verranno ampliati in "Furore", ma che in questo piccolo gioiello riescono a concentrarsi alla perfezione. Avvertimento: il finale spezza.

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