Libri

Una sorta di recensione: L’uomo dei boschi di Pierric Bailly

Ultima uscita in casa Clichy edizioni, a cui va il mio plauso per la splendida copertina, per l’ottima fattura del libro in generale, e soprattutto per la gentilezza che ci hanno dimostrato a Torino.

Presso il Salone del libro, infatti, ho avuto la fortuna di assistere alla presentazione del libro, attraverso un dialogo serrato tra autori, Pierric Bailly, appunto, e il nostro compaesano Marco Missiroli.

È un libro “di verità”, per utilizzare le parole dello stesso Missiroli. Non ci sono artifizi di sorta, non c’è alcun espediente tipico dello scrittore, tutto è narrato tenendo fede alla realtà dei fatti. Forse, in un certo senso, troppo.
Mi spiego.
Il libro, proprio per questa sua peculiarità, non può rientrare nella categoria del romanzo, ma non è nemmeno un memoir, perché non è una semplice raccolta di ricordi di un determinato personaggio.

Il libro raccoglie i luoghi del padre dell’autore, del suo rapporto con la natura, delle sue passioni, dei suoi amori, delle sue idiosincrasie, forse un po’ a discapito dello stesso rapporto padre-figlio, che viene in un certo senso messo leggermente in secondo piano, ma c’è molto di più del semplice ricordo, è un vero e proprio ritratto.

L’autore passa repentinamente dalle descrizioni naturali ai rapporti di parentela, dalle rievocazioni d’infanzia ad aneddoti vari sulla vita del padre, senza lasciare tregua al lettore, che non ha il tempo di elaborare una vicenda che subito si trova catapultato in tutt’altro. Quindi non è solo una storia di un padre e un figlio, anzi. È una rincorsa narrativa, sui pendii dei boschi del Jura e sui sentimenti che si accavallano uno sull’altro.
Non a caso, una delle scene più forti del libro è proprio quella in cui l’autore sparge le ceneri del padre nel fiume, cospargendosi le mani dei suoi resti e affondandole nell’acqua gelida, lasciandolo andare definitivamente con la natura stessa, per farlo ricongiungere col tutto.

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Se non può essere classificato all’interno della categoria del romanzo e del memoir, dunque cos’è in realtà questo libro?
È un commiato, è una lunga lettera che il Pierric scrittore dedica al padre. Una sorta di ultimo addio, per rimettere le cose al loro posto dopo la frattura violenta di una morte accidentale, un modo di ridare giustizia alla vita e alla morte attraverso le parole.

Forse l’unica critica che potrei fare sul libro è, appunto, che Pierric Bailly fa molto lo scrittore e poco il figlio. Nel senso che, talvolta, la storia viene raccontata da un punto di vista quasi asettico, mostrandoci appunto la realtà per quello che è, mettendo in un angolino i sentimenti. Avrei preferito che questo aspetto fosse rimarcato di più, ma nelle ultime due pagine tutto ciò viene ribaltato e traspare tutta la malinconia, il dolore e l’affetto di Pierric per il padre, dunque non mi sento di “rimproverarlo”, anzi lo consiglio vivamente.

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