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Una sorta di recensione: Uno scià alla corte d’Europa di Kader Abdolah

“Da quando ho cominciato a scrivere questa storia non riesco più a distinguere il vero dal falso. Spesso invento cose, ma con mio grande stupore si rivelano più credibili della realtà”

Kader Abdolah è uno scrittore iraniano, naturalizzato olandese. Perseguitato dal regime dello scià e degli ayatollah, da oltre venticinque anni vive in Olanda, dove ha chiesto asilo politico come rifugiato, facendo propria quella lingua, “la lingua della libertà”.
Uno scià alla corte d’Europa è narrato da quello che è probabilmente il suo alter ego letterario, Seyed Jamal, un rifugiato politico divenuto professore universitario ad Amsterdam, che si imbatte quasi per caso nel diario di viaggio di un anonimo re persiano in Occidente.

Nel tentativo di ricostruirne la storia, Seyed (o Abdolah)  intreccia due linee narrative, quella moderna e quella storica. Il libro, infatti, è inframezzato da capitoli “classici”, in cui il narratore parla della sua vita quotidiana tutta impregnata nel raccontare il viaggio dello scià, e dagli hekayat, un’antica forma letteraria persiana in cui si raccontano piccoli episodi.

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Lo scià intraprende un lungo viaggio, con una lunga carovana di uomini e donne del suo harem, e soprattutto con la sua amata Banu, la prediletta fra le sue mogli.
Nel suo approccio con il mondo occidentale entra in contatto con una miriade di personaggi storici, tanto che a volte stentiamo a credere alle sue parole.
In Russia è ospite dello zar Alessandro II, che per primo lo mette al corrente della pericolosità della classe proletaria e delle teorie di Marx ed Engels. In Russia incontra Tolstoj, che gli dona un suo manoscritto, Goncarov, il celebre autore di Oblomov. Si sposta in Germania dove, suo malgrado, apprende che il re è ormai privo di poteri, conoscendo poi il vero capo della Germania, Otto von Bismarck, con cui intrattiene un dialogo dove apprenderà il destino dei monarchi come lui. Incontra, ancora, Ernst Siemens (sì, il padre fondatore della celeberrima azienda), Alfred Krupp che sogna di spingere le sue locomotive oltre i novanta chilometri orari, girovaga per l’azienda Bayer dove prova una strana polvere bianca che in seguito diventerà l’aspirina e che gli provocherà un attacco di dissenteria. Fraternizza con il re del Belgio, Leopoldo II, “una specie di leone morto”, che lo rassicura sulle dicerie e sugli attacchi della stampa. Incontra altri due sovrani: il re d’Olanda, Guglielmo III, che piangerà sulla sua spalla, e la Regina Vittoria, la quale sbalordisce lo scià con un oggetto per lui ignoto e affascinante: il gabinetto. Nella sua ultima meta, la Francia, conosce Louis Pasteur, Gustave Eiffel, il celebre fotografo Felix Nadar che gli presenta due dei più grandi artisti mai esistiti: Monet e Cézanne, le cui opere faranno letteralmente schifo allo scià.

Il viaggio dello scià, come tutti i viaggi, è più di un semplice compimento di un lungo tragitto, ma è l’incontro fra due culture, anzi fra tante culture. È la commistione fra diversi modi di vedere la vita. Lo scià in Europa intravede “un nuovo tipo di luce, un nuovo tipo di fuoco”. A mano a mano fa i conti con un’Europa in preda all’industrializzazione, sempre più dinamica e frenetica. Si rende conto che la modernizzazione non può essere fermata e sa che i cambiamenti prima o poi arriveranno anche nel suo Paese.
È un viaggio profondamente attuale, che ci evidenzia i limiti e le problematiche del nostro tempo. Intrecciando la storia dello scià con la realtà si intravede un parallelo con l’attualità, di un’Europa alle presa con la problematica dei migranti, con i politici populisti che cavalcano l’onda dell’odio, con i mass media che promulgano false notizie pur di far scalpore.

 

 

Il diario dello scià e il punto di vista di Seyed che volge lo sguardo ai fatti recenti che ci circondano, sono un connubio indissolubile che ci permette di affrontare con spirito critico il nostro tempo. In una fase storica come questa, di profonde divisioni e paure, Abdolah ci trasporta in un’altra epoca, egualmente pervasa da cambiamenti sostanziali.
È un viaggio nel viaggio alla riscoperta dell’Europa, le cui vicende storiche sono un continuo divenire tra passato e futuro, di corsi e ricorsi storici vichiani, un libro che inneggia al confronto e alla possibilità di integrazione. Perché solo con la scoperta dell’altro possiamo ritrovare noi stessi. Proprio come fa lo scià, quest’uomo potente e crudele, ma allo stesso tempo tenero e curioso come un bambino, che si sente in cima al mondo seduto sul trono del Pavone e poi soffre di vertigini in mongolfiera, la cui più grande scoperta in Europa è stata proprio questa: l’altro.
Ecco perché questo viaggio di fine ‘800 di questo re persiano è il viaggio di tutti noi. Perché solo tramite il contatto, il dialogo, l’integrazione e l’aiuto reciproco si ritrova se stessi, perché solo così si resta umani.

bty

Ringrazio l’Iperborea per avermi permesso di leggere in anteprima questa incredibile opera contemporanea.

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2 pensieri riguardo “Una sorta di recensione: Uno scià alla corte d’Europa di Kader Abdolah”

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