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La maledizione del vuoto: Le sere di Gerard Reve

Libro di culto della letteratura olandese, che all’epoca della sua pubblicazione scosse il Paese, folgorandolo al punto tale che il manoscritto originale di Der Avonden è stato venduto nel 2006 per 25.000€, prezzo che ne fa il libro più costoso della produzione nederlandese.

Cos’è che lo ha reso un celebre capolavoro in patria (e non), quale storia è stata raccontata, cosa si è inventato Gerard Reve. La risposta: il nulla.
Sembrerebbe quasi un paradosso, ma la potenza intrinseca di questo libro sta proprio qui, nel modellare il tutto con il niente.
Le sere, un’opera che ritrae il disincanto e la disillusione post-bellica di una società (è stato scritto nel 1947, infatti), che si ritrova priva di stimoli, inaridita dal clima degli anni passati, e che è specchio fedele dell’assenza e del vuoto esistenziale.

Reve, attraverso il suo protagonista – Frits van Egters – ci trasporta in quel clima di gelo, opprimente, ai limiti del claustrofobico, lasciandoci in preda ai giorni, o meglio, in preda alle sere in cui il suo anti-eroe si muove.

E ciò a cui assistiamo è l’inerzia pura, un’assenza di stimoli, un’alienazione incapace di smuovere gli animi. La prosa di Reve è su questo punto efficacissima, perché col suo stile informale, colloquiale, privo di lirismi di sorta, ci ottunde i sensi in preda al niente, ma un niente a cui si è incapaci di non volgere lo sguardo, un’assenza che crea magnetismo, impedendo a lettore di staccarsi dalle pagine.

Vita quotidiana, pranzi, cene, gli incontri con gli amici, le uscite al cinema, le visite, il peregrinare incessante lungo le strade, le conversazioni: questo è ciò che ci offre Reve, la vita pure e semplice. L’ordinario che sfocia nelle sere, l’unico arco della giornata durante il quale poter coltivare la propria vita sociale. Ma è un ordinario che ci viene offerto con situazioni ai limiti del paradossale, pregno di ironia e cinismo, con discorsi sul filo del grottesco e a tratti del banale. Conversazioni prive di senso, talvolta inquietanti, altre volte eccessivamente normali.

Un romanzo che descrive momento per momento le giornate, lasciandoci in preda alle manie di Frits, alle sue ossessioni sulle calvizie altrui, sulla decadenza fisica, sull’invecchiamento e sulla morte, alla sua necessità di non far morire un discorso, un bisogno di astenersi dal silenzio da riempire in qualsiasi modo possibile, anche con racconti grotteschi, a volte esilaranti e talvolta inquietanti, restiamo in balia della sua insopportabile misoginia, della sua impossibilità di creare un qualcosa al di fuori del banale quotidiano.
La sua vita scorre sul filo del sarcasmo continuo, muovendo impietosamente considerazioni e giudizi sui genitori, sugli amici, e anche su di sé, irridendo qualsiasi sentimento di empatia e di ricerca del senso del vivere.

È senza dubbio una pietra miliare della letteratura filoesistenzialista, che strizza un po’ l’occhiolino a Kafka e Camus ed estrinsecandosi con l’animo ribelle di Salinger, ma è un’opera a cui bisogna accostarsi essendo consci di non trovare alcuna storia al suo interno, mettendosi l’animo in pace cercando di coglierne il significato più profondo, analizzandolo alla luce dell’epoca, della tensione e della figura di Reve.

Ringrazia la casa editrice Iperborea per avermi mandato in anteprima questo titolo, e se siete interessati ad acquistarlo potete farlo qui -> https://amzn.to/2LjzmC4

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