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Una sorta di recensione: Io odio Internet di Jarett Kobek

Questo romanzo brutto, che è una lezione di morale su Internet, è stato scritto con un computer. Vi state sorbendo l’indignazione moralistica di uno scrittore ipocrita che ha approfittato dei vantaggi della schiavitù.

Questo è Io odio Internet, un romanzo prettamente a carattere moralistico, ma che non scade nella paternale tout court alla nostra società. È una narrazione certo insolita, che utilizza il filo conduttore di una trama di base per poter parlare con ironia, sarcasmo e cinismo della realtà che ci circonda.
E la realtà è che siamo immersi nella tecnologia, che col suo progredire inarrestabile travolge ogni aspetto, ma più di ogni altro, ciò che va ad intaccare nel profondo, è il rapporto che abbiamo, gli uni con gli altri.

Quante volte abbiamo sentito dire che la tecnologia, i computer, i social, Internet spersonalizzano l’essere umano? Una miriade di volte. È un continuo abusare di questo termine, senza indagare o analizzare le ragioni sociologiche, utilizzandolo con fare paternalistico, soprattutto rivolgendosi alle nuove generazioni, come se poi fossero solo quest’ultime ad usufruirne. Dal ragazzino ai banchi delle elementari al vecchietto del circolo di turno, tutti, ma proprio tutti, posseggono uno smartphone, e se possiedi uno smartphone plausibilmente possiedi anche un qualsivoglia account social. Il tuo io digitale tra le dita. E per questo il romanzo di Kobek è necessario: per staccare e ragionare sul rapporto uomo-macchina, ma non solo.

Tralasciando, dunque, la trama principale, che è quasi una sorta di escamotage narrativo per poter parlare di tutt’altro, ciò che rende veramente interessante questo libro sono proprio gli stacchi narrativi dalla storia. Le sue dissertazioni e divagazioni, tra il filosofico e lo storico, dalla tecnologia fino alla spiritualità.
Per quanto l’avvento di Internet sia stato un evento rivoluzionario nella storia dell’umanità, come ogni grande evento porta con sé non solo benefici, ma anche i contro dell’altro lato della medaglia.

Era il ventunesimo secolo.
Era Internet.
La fama era tutto.

Oggi, come non mai, vi è un abuso delle parole. Un abuso non solo perché utilizzate troppo, ma soprattutto in malo modo. L’era social ha dato la possibilità a tutti la possibilità di esprimersi e dire la propria sulla qualunque, atteggiandosi a utopica rappresentazione della democrazia. Ma la realtà dei fatti è ben differente e Internet ha avuto il grande pregio e il grande difetto di far rivelare, ancor di più, gli istinti più bassi dell’essere umano. Perché certe “opinioni” non sono democratiche. Perché la libertà di pensiero e la libertà di espressione non sono sinonimo di libertà di dire stronzate. Perché l’analfabetismo funzionale, purtroppo, non può essere combattuto con il buonsenso. Ogni giorno, post dopo post, tweet dopo tweet, si scatenano guerre lampo sugli argomenti più disparati. Parole lanciate nel vuoto, utili per ottenere quella visibilità soddisfacente per pochi attimi, utili soprattutto però per generare soldi. Una barca di soldi. Ovviamente, per altri.
È questo ciò che affrontiamo nelle pagine di Io odio Internet. Siamo innanzitutto noi stessi, perché chiunque di noi, almeno una volta, ha usato i suoi profili social per motivi discutibili, magari volgari, o peggio per lanciare in faccia al mondo la prima cosa che passa, solo per ingrassare il proprio ego.

Una piattaforma su cui qualsiasi stronzo poteva dire la sua stronzata era una zona dove non valeva nessuna regola di discorso. Una bugia era potente quanto la verità.

E anche io che sto scrivendo queste parole su un dispositivo creato da una forma di schiavitù in un qualche Paese sperduto, così come voi che le state leggendo, siamo tutti (chi più, chi meno) portatori sani di ipocrisia. Perché anche se certe realtà ci inorridiscono, anche se ci battiamo a colpi di parole contro le discriminazioni e le diseguaglianze, poi arriva un momento, per tutti, in cui prendiamo il telefono e chi si è visto si è visto.

Per questo vi consiglio la lettura di questo romanzo, per ragionare anche solo per poco su ciò che in realtà tutti noi già sappiamo, ma che facciamo finta di non vedere.

Se volete acquistare il libro potete farlo qui -> https://amzn.to/2zN5bLL

(Ringrazio la Fazi editore che mi ha permesso di leggere il romanzo inviandomene una copia)

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