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Una sorta di recensione: Il trionfo della stupidità di Armand Farrachi

L’aggettivo stupido in francese è “bête”, ossia “bestiale”. Perché è questo il libro di Farrachi, una specie di bestiario sotto forma di pamphlet.
Un bestiario che racchiude quel virus mutaforma che è la stupidità, che si istilla in tutto ciò che ci circonda, dall’argomento più futile fino ad arrivare alla scrivania della Casa Bianca.
Una lista di aberrazioni a cui mi sono trovato, ahimè, a dover dare conferma durante la lettura, se non addirittura ad aggiungerne altre, a riconferma che la tesi dell’apocalisse del pensiero enunciata da Farrachi, in realtà, non sia poi una mera dialettica dai toni funesti, ma qualcosa che si è appropriato degli spazi nella vita di tutti.
Per amor della precisione, usando le stesse parole dell’autore, la stupidità non va inteso nell’accezione più colloquiale del termine, come il contrario dell’intelligenza (esistono schiere foltissime di eruditi imbecilli, alcuni sono anche famosi), perché in fin dei conti è ben altro: è il non-senso del pensiero.
La stupidità ha un qualcosa di epidemico, per questo la metto sullo stesso piano di un virus mutaforma, e il canale più evidente e appariscente, nonché più prolifico è sicuramente la politica.
Povertà di idee, discorsi superficiali, pochezza intellettuale su argomenti basilari, gaffe e uscite infelici, la demagogia come arma.

Non a caso il sottotitolo dell’edizione italiana è “La torta al cioccolato del Presidente Donald Trump”. Questo è anche il titolo di uno dei paragrafi dell’opuscolo accusatorio di Farrachi, in cui partendo dalla premessa di un fatto di cronaca, si discorre sui diversi livelli di bassezza e, per l’appunto, stupidità, che infestano ormai la dialettica politica. Infatti, nell’aprile 2017 Bashar al-Assad, dittatore siriano in guerra contro il suo stesso popolo, ha bombardato i civili con il gas nervino. Trump, da poco eletto Presidente degli Stati Uniti d’America, mentre era a cena con il Presidente cinese, alla vista delle immagini rilasciate dai media, decide di lanciare cinquantanove missili Tomahawk. Ma ciò che fa più riflettere non è tanto la decisione bellica, quanto la dichiarazione rilasciata ai giornalisti, ossia di aver preso quella decisione “davanti alla più bella fetta di torta al cioccolato che si possa immaginare”. Visto che il fulcro era discorrere dell’uso di un’arma devastante, non si capisce per quale astruso motivo, il Presidente degli Stati Uniti, abbia reputato necessario fare un inciso anche sul suo lauto dessert, del tutto estraneo al contesto.

La stupidità ha davvero trionfato, ha chiuso il suo cerchio vitale, è salita dal basso fino ad arrivare alla rappresentanza politica per poi diffondersi a sua volta senza scrupoli tra la popolazione, creando proseliti idioti, nutrimento per la stupidità capillare che si insinua sia negli angoli dietro casa sia nelle istituzioni, in un uroboro gigantesco e affamato.
“La battaglia è persa, non resta che prendere atto della prevalenza del cretino.”
Concordo, la battaglia è persa in partenza. Ma vale comunque la pena di combatterla.

(Ringrazio la Fandango per avermi permesso di leggere questo libro, voi potete trovarlo qui -> https://amzn.to/2VDx4U0)

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